Fake News: il sottile confine con la libertà di espressione

Facebook non cancellerà le Fake News per tutelare la libertà di espressione, ma si tratta realmente solo di questo?

Dietro la decisione di Facebook c’è si una forte difficoltà di riconoscere la veridicità delle notizie, ma c’è anche la volontà di esonerarsi da qualsiasi responsabilità.

La sua crescente popolarità nel 2018 lo ha reso un potente strumento di diffusione e di persuasione sugli utenti che sempre meno spesso fanno attenzione a ciò che condividono.

Da questo punto di vista dietro la tutela della libertà di espressione si cela un desiderio ben diverso: quello di non poter essere indicato come causa di eventuali conseguenze che ricadrebbero solamente nei singoli utenti.

La strategia di Facebook nei confronti delle Fake News

Dopo avere tentato di arginare il fenomeno delle Fake News con l’esperimento del “Desputed Flags” poi fallito miseramente; Zuckemberg cambia rotta.

Il Fact Checking continuerà a funzionare per premiare le fonti identificate affidabili per gli utenti, ma le pagine responsabili di Fake news ed i post non saranno cancellati.

Questi, ad eccezione di post sessisti, razzisti e violenti, verranno semplicemente nascosti e resi visibili soltanto ad una minima parte di persone.

La motivazione si trova nella difficoltà di riconoscere le false notizie da opinioni vere ma contrastanti con il proprio pensiero.

Perché le Fake News trovano su internet il loro più potente mezzo di diffusione

Il fenomeno delle notizie false è sempre esistito ma le Fake News come le conosciamo oggi sono nate e si sono evolute nel settembre 2016 durante la propaganda elettorale. In questa occasione una piccola azienda no profit americana aveva provato ad attuare una strategia non molto differente da quella di Zuckemberg: una prima fase riconosceva le notizie reali da quelle puramente propagandistiche; una seconda cercava di classificarle facendo in modo che le seconde venissero nascoste e dimenticate.

Ma che cosa è cambiato dal 2016?

L’importanza che gli utenti danno alle notizie contenute nei social e la leggerezza con cui le condividono.

A dimostrarlo sono due importanti ricerche fatte a due anni di distanza.

Il primo esperimento è datato 2016 ed aveva l’obiettivo di studiare i meccanismi che guidano la condivisione delle notizie su Facebook. Un esperimento dello Science Post, analizzato poi da numerose università, ha provato come sei persone su 10 condividono post fermandosi alla sola lettura del titolo.

Scrivere lo scopo della ricerca del titolo non è servito a nulla se non a provare la sua veridicità. L’articolo in questione era intitolato: “Ricerca: il 70% degli utenti di Facebook legge solo il titolo di quello che condivide” ed era stato condiviso 46mila volte.

Solo il 40% delle persone che lo aveva condiviso aveva cliccato il link interno e si era trovato di fronte alla sorpresa che lo Science Post gli aveva riservato: un testo completamente in latino che appare in modo preimpostato.

La seconda è una ricerca di Infosfera svolta su un campione di 1500 persone nel 2018 ed ha provato come 8 italiani su 10 non siano capaci di riconoscere una notizia falsa sul web.

Unendo i due risultati non è difficile comprendere come le Fake news trovino in Facebook un potente strumento di diffusione.

Fake News come riconoscerle

Quando ci si trova di fronte ad una notizia sul web il primo passo per riconoscerla è sicuramente non fermarsi al titolo ma leggerne il contenuto.

Il secondo è studiare attentamente l’estetica del sito (se la fonte è autorevole dovrebbe essere professionale), il nome dell’autore, la veridicità delle immagini utilizzate e la presenza di strane estensioni sul dominio (spesso i siti hanno nomi simili a quelli ufficiali, quindi fai ben attenzione a trovare l’errore).

Ultima cosa ma non per importanza controlla altre fonti; il web offre migliaia di versioni dello stesso argomento, se nessuno lo cita c’è qualche problema.

Siamo sicuri che la nuova strategia di Facebook tuteli la libertà di espressione degli utenti e non se stesso?

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